Banner Advertisement
 
  Anno XV - Numero 4 - aprile 2003 

MODA
Tutti pazzi per BLUMARINE
Una griffe internazionale con quartier generale a Carpi. La storia del successo del gruppo Blufin che nel 2002 ha toccato quota 83,7 milioni di euro di fatturato
 
di Paola Minoliti

Accanto alla scrivania un enorme leone è immobile, imbalsamato. Alle pareti, le gigantografie di un safari africano ritraggono lo stesso leone, ora con la criniera sfilacciata, accasciato nell’erba ai piedi del cacciatore: un uomo biondo e abbronzato, che impugna sorridente il fucile ancora caldo. "Sono un cacciatore bianco", ammette Gianpaolo Tarabini Castellani, al secolo mister Blufin: amministratore delegato, direttore generale, responsabile marketing e deus ex machina della Spa più nota con il marchio Blumarine, uno dei pochi nomi della moda made in Carpi che hanno saputo farsi strada nella giungla delle griffe e nei mercati internazionali. "Non mi fido molto degli altri", spiega, "e quindi di solito preferisco occuparmi direttamente di tutto".
 

Il boom del fatturato all’estero


Di quasi tutto. Il fenomeno Blumarine è opera sua e della moglie, la stilista Anna Molinari, figlia d’arte (l’azienda dei genitori era un noto maglificio carpigiano) e altra metà di una mela che ha saputo unire creatività e senso degli affari, passione per la bellezza e concretezza emiliana, tradizione tessile carpigiana e sfida ai grandi nomi del made in Italy. Tanto che oggi, secondo l’ultima indagine sui fatturati delle pmi della moda realizzata dalla società milanese Pambianco, nel settore abbigliamento donna la Blufin è al quarto posto per valore di fatturato (68 milioni di euro nel 2001), e al secondo per percentuale di patrimonio netto su totale del capitale investito. Mentre la società è al quarto posto tra le medie imprese che avrebbero i requisiti per entrare in Borsa.

Nata nel ’77 come piccola azienda di produzione di abbigliamento e maglieria con appena cinque addetti, oggi Blumarine occupa 95 persone ed è una griffe che sigla anche scarpe, borse, intimo, costumi da bagno, accessori, occhiali, profumi, biancheria per la casa e cartoleria. Producendo in proprio, e cedendo in licenza il proprio marchio. "Ma noi", precisa Tarabini, "siamo un’azienda di produzione che fa moda. Qualcosa di sostanzialmente diverso da uno stilista che vive di royalty". Nel 2002, il fatturato Blufin ha toccato gli 83,7 milioni di euro, di cui appena 2,6 legati alle royalty percepite dai licenziatari del marchio (che a loro volta realizzano un fatturato legato al marchio di altri 38 milioni di euro).
Un vero e proprio boom, rispetto ai 32,1 milioni di euro totalizzati da Blufin nel ’99, realizzato soprattutto grazie alla forte espansione sui mercati esteri. Fino al ’98, l’export era un esiguo dieci per cento del giro d’affari Blufin; nel 2002, ha rappresentato il 54 per cento del fatturato: i maggiori mercati di riferimento sono l’Asia (un’area in forte espansione, che copre circa il 25 per cento del fatturato), gli Stati Uniti (15 per cento), l’Europa (dieci per cento del fatturato). E neppure la guerra, per ora, è riuscita a cancellare gli ordini in arrivo dal Medio Oriente.
L’exploit degli ultimi anni è l’evoluzione sul mercato globale di un fenomeno imprenditoriale cresciuto in un ventennio sulla base di alcune intuizioni vincenti. "Negli anni ’70 Carpi era il posto migliore del mondo per produrre maglieria, e la richiesta era enorme", racconta l’amministratore delegato di Blufin. "Inizialmente, i nostri clienti erano simili a quelli di tutte le altre aziende carpigiane: soprattutto grossisti e grandi magazzini. Ma dopo poco ci siamo resi conto che questi canali distributivi erano in difficoltà, e abbiamo puntato sulla vendita di abbigliamento al dettaglio, con il nostro marchio. E' stata la scelta vincente, che altri purtroppo non hanno saputo fare, nel distretto".

Dopo il debutto al Modit di Milano nell’80, Blumarine (si veda il box in proposito) ha puntato su una precisa immagine di marca e una politica distributiva di alto profilo. A cominciare con la decisione di lasciare a Carpi la produzione ma di portare a Milano l’immagine dell’azienda: con l’apertura, negli anni ’80, dello showroom in via Manzoni, con le prime sfilate a Milano Collezioni, e con forti investimenti in immagine, che in quel periodo erano ancora relativamente abbordabili.
Ma per portare i prodotti Blufin ancora più lontano, sono state necessarie scelte radicali. "Una decina di anni fa abbiamo iniziato ad affacciarci sui mercati esteri", prosegue Tarabini. "Abbiamo capito che andare oltre confine significava cambiare tutta l’organizzazione delle consegne, e ristrutturare la produzione". Blufin oggi produce circa 700mila capi l’anno. A Carpi continua a lavorare il team degli stilisti, si seguono i prototipi, le spedizioni, la logistica e l’amministrazione, mentre la produzione viene realizzata nello stabilimento di seimila metri quadrati e affidata in buona parte a una rete di laboratori esterni selezionati, nel modenese: "Carpi", argomenta Tarabini, "è una grande fabbrica qualificata. Non riuscirei mai a gestire questa azienda altrove, la produzione italiana è la migliore del mondo, e il made in Italy in questo settore vale più di qualsiasi altra cosa".
 

Boutique e negozi monogriffe


Anche per questo il fulcro della distribuzione resta lo showroom di via Montenapoleone a Milano, mecca degli acquirenti di tutto il mondo. A questo spazio, si affianca il lavoro di alcuni agenti che presidiano i mercati più importanti. I tre marchi Blufin (Blumarine, Anna Molinari e Blugirl) finiscono così in oltre 800 boutique di tutto il mondo, alle quali si affianca una rete di 33 negozi monomarca, tre department store, 14 shop-in-shop in Giappone, mentre sono in vista le aperture di altri punti vendita in franchising. "In questo settore, se ti consideri arrivato", spiega laconico Giampaolo Tarabini Castellani, "arretri. E' ogni giorno più difficile, ma bisogna sempre crescere".
Eppure, Blumarine è e resta un’azienda sostanzialmente a conduzione familiare. Alla coppia di ferro Molinari-Tarabini, in fabbrica si sono aggiunti i figli: Rossella, che ora disegna la collezione Anna Molinari, e Gianguido, che affianca il padre e segue l’importante mercato asiatico. Saranno loro, il futuro di Blumarine? "Speriamo".

 
Tutti pazzi per BLUMARINE
di Paola Minoliti

 
  La storia

 
  Le strategie di marketing